08 ottobre, 2014

Dormi / Veglia


Stralci di stelle e portici
cadenzano il passo dei pedoni sotto un cielo a strisce
se il capo è fuori pioggia,
adesso non lo è più,
se prima pioveva,
ora c’è il portico.

La luna questa sera non è in vena,
e senza la roba
non gli passa di brillare a voce roca.

Una folata,
profumo di musica,
la vanità sorge dal gelo in silenzio.

Così inseguo la via
il sogno onirico mi incolla alle lenzuola
e tra istinto e perdizione mi condanno al ritorno
che inghiotte ogni eccesso di sopravvivenza
nel tentativo di un uscita dal contesto,
per giungere in un bosco.

La natura è ritrovarmi solo
con un orso in overdose e la paura
salvarlo e tenermelo vicino con il rischio di essere mangiato quando dormo?

Un sistema chiuso non può essere corrotto ed è destinato a ripetersi.
Fine della linea.




  
La radice quadrata dell’essenza vitale
è il prodotto di variabili e costanti in relazione tra loro.

Dai minimi comuni ai massimi sistemi
ciò che turba la logica della matrice
è l’insistente pervicacia del caos,
causa efficiente anteposta al fatalismo.

La causalità non intende la predestinazione con cui tanto ci insozziam le fauci,
esistere,
divenire.

Mentre su un piccolo pianeta roteante,
la vita si concentra come un cancro di morte,
e quando ti accorgi che quel pianetucolo vaga
per il cimitero che ci dicono essere l’universo,
solo allora comprendi,
la fortuna sfacciata.


Fortuna sprecata.