31 gennaio, 2014

3di3 - Capitolo 3 - Atto I

la terra è finita, andate in brace.
« Mamma! Mamma!? »
« Sìi? » blandì una voce dall'altra stanza.
« Ho ricevuto una chiamata, stasera sono di servizio. Sto uscendo! »
« Ma come?! » sbottò la donna « Proprio stasera che eri libero? »
La guardava con pupille frenetiche: 37 no, 38 coltellate con lo sguardo e neanche una goccia di sangue,
« Sì, proprio stasera che ero libero, come ogni sera che sono libero da ben due anni a questa parte. Ormai dovremmo darlo per appreso, no?! » e chiuse la porta senza salutare.
Un attimo di titubanza, ultimo ripensamento sulla soglia di casa, mi piacerebbe dire che questo fosse un pensiero così profondo da far apparire l’incalcolabile universo grande come la cruna di un ago, eppure, tutto quel che gli venne in mente in quell'istante fu solo « Cazzo, stasera c'era pure LO SQUALO in tivù! »
e partì in un lampo: neanche il tempo di saltare in macchina e accendere il motore che la carrozzeria si trovava già nel luogo in cui era attesa, con tanto di interni, conducente e tappezzeria,
e detto fatto, in men che non si dica si “materializzarono” sul posto.
Il paese si era letteralmente rovesciato in strada, non mancava nessuno in mezzo a quel subbuglio illuminato dalle sirene delle forze dell'ordine, e tra pompieri, autoambulanze e mucche stanche che venivano ricondotte alle stalle, s'intravedevano le uniformi di alcuni colleghi intente a dare un senso a quanto accaduto.
« Notizie dalla centrale? » disse la pertica del gruppo,
« Abbiamo i risultati! » rispose il pigmeo.
« E quindi?!! » sputò spazientito lo spilungone,
« Quindi, quella poltiglia informe che abbiamo raschiato via dai pezzetti sparsi qui e là di quella che un tempo era una macchina sono (e non uso il plurale a caso) ben due persone. Per l'esattezza: un uomo e una donna. »
« Eppure io, l'ho già vista questa targa... » tagliò il terzo, che fino ad ora era stato in silenzio ad osservare quel che in molti potremmo asserire si discosti completamente dal concetto di paraurti; piuttosto dovremmo considerarlo molto più rassomigliante ad un detrito, staccatosi da un meteora, insolitamente provvisto di targa, che adorna le rocce circostanti come un quadro affisso alla parete.
L'opera, qui rappresentata, riporta inequivocabilmente il seguente soggetto didascalico: " KM 577 BT "
« KM 577 BT, KM 577 BT... »  si ripeteva in mente l'osservatore attento.
« Abbiamo anche il nome del proprietario della cosiddetta "autovettura" » continuò il nanetto, che era stato ben accorto a non interrompere il maresciallo « una certa StefaniaStefania Barbieri » aggiunse, completando l'informazione.
« Stefania Barbieri....Stefania Barbieri...MA CERTO! » disse l'agente contemplatore battendo il dorso della mano nel palmo dell'altra scatenandone un rumore chiassosamente sordo.
« Quella delle seghe al volante! "Caso chiuso!" »
Una nebbia fitta come il silenzio che la nutriva coprì, come un sipario, l'entrata in scena del giovane richiamato al servizio [della patria] in quella nefasta sera d'estate.
« Buonasera signor maresciallo » disse rivolgendosi al sagace detective « sono corso qui non appena ricevuta la chiamata, ho fatto il più in fretta possibile! » continuò, « ma le ho appena sentito dire che il caso è chiuso, ho capito bene? » domandò infine, « Ipotesi ragazzo, » rispose quello « sono solo ipotesi.. ben azzeccate! » e così dicendo strinse le braccia al petto e, alzando lo sguardo, con aria trionfante aggiunse « Giusto in tempo per LO SQUALO! »
A quel punto, si diresse verso l'auto di servizio portandosi appresso il mezzo-appuntato, affidando così il novellino alle ampie mani del giraffone.
« Pessima notte per essere di pattuglia, carnefresca » grugnì il gigantesco Lurch Addams ribattezzando il bimbetto « abbiamo già ricevuto due chiamate: schiamazzi e rumori molesti e lite in casa fra coniugi; e non abbiamo ancora finito di scrostare tutto questo "burro e marmellata" via dal paesaggio. »
Inutile dire che tra le due, la lite fra coniugi aveva la precedenza e una volta afferrato il volante i due fecero un tuffo in città.
Ora, che fosse San Lorenzo, e il suo bel cielo trapunto di stelle, quello sopra le loro teste, non vi erano dubbi. I profumi speziati del quartiere, avanzati dalle cene consumate a balconi e finestre aperte contribuivano a dare all'ambiente un'indole calmacaldaimperturbabile: del litigio, neppure un fiato.
A detta dei vicini, i due piccioncini dovevano aver ritrovato la pace poiché l'ultimo suono, dopo il silenzio e qualche vocale soffocata, fu quello di un intenso, magistrale e coinvolgente orgasmo femminile; seguirono applausi e fischi di tutto il circondario che a orecchio ben teso attendevano con ansia la riuscita della performance.
« Così adesso possiamo goderci in tutta pace e tranquillità il gran-finale. » concretizzò il civile sull'uscio della porta.
L'uomo era sulla sessantina anno più, anno meno, e si sistemava in continuazione gli occhiali con l'eleganza nevrotica degna di un pederasta seriale intento a vederci più chiaro nel fare quello che sa fare meglio.
« Quale gran-finale? Non c'è n'è appena stato uno? » disse il gigantone che non riusciva a togliersi dalla mente le parole vecchio-bavoso.
« Ma delLO SQUALO naturalmente! » e con una forte stretta di mano congedò i militi in servizio, chiuse la porta e corse a conquistare la poltrona.
« Ma cos'è questa fissa per lo squalo adesso?! » domandò sua "altezza" al giovane stalliere, come se dentro di lui albergasse la risposta giusta a questa domanda.
« Beh, signore, è uno Spielberg di buona annata! » rispose quasi titubante il signorino, e sembrava una buona motivazione, ma le orecchie del brigadiere erano "troppo in alto" per sentire quel che il rampollo dell'arma aveva da dire, troppe nuvole su quel capo, non gli prestava ascolto, e, padiglioni auricolari rivolti alla macchina, la voce della ricetrasmittente gli ricordò che i loro servizi erano richiesti altrove.
Sportello, chiuso. Cintura di sicurezza, ben allacciata. Mani al volante: sinistra ore nove destra ore quindici. Chiave nella toppa e gira: "VROOM" ruggivano i pistoni. Finestrino aperto, braccio fuori; e in un goccino di secondi, la volante dei carabinieri, lasciò l'isolato.
La seconda cosa che si lasciarono alle spalle fu la città. Le luci e i semafori, che frastornavano la vista del parabrezza, scomparvero, mentre gli astri celesti cominciarono a sfolgorare sul grande schermo.
L'ossigeno entrava dal finestrino come un pugno arroventato, "l'estate più calda di sempre" dicevano i telegiornali, « Ma non è forse così tutti gli anni? » pensava schietto il fanciullo, forse che  il pensiero, ostruendogli la visuale, non gli permise di notare la smisurata stella cadente che stava tagliando in due, letteralmente, ma molto lentamente, la volta celeste?
Se così fosse, nessuno dei due ci stava facendo caso, men che meno il maiuscolo compagno d'armi,
totalmente assorto nel proprio smartphone a mandare messaggi.
Tutto ciò che riuscì a leggere il pilota, prima che il navigatore reinfilasse in tasca il telefono, fu buona parte del nome dell'allocutore [destinatario] : 
"Lara Ba" qualcosa.
« Lara, come mia madre! » pensò ad alta voce il pivellino, e la montagna ne fu scossa: nessuno al mondo era più detestabile di un marmocchietto irrispettoso delle gerarchie; non si era preso la bega di divenire brigadiere per farsi sbattere in faccia, con tale calma e gesso, presunti gradi di parentela, ma in quel minuto, non aveva né la mente, né il cuore, né l’animo per mettersi a discutere, poiché, la donna in questione, aveva avuto la brillante idea, giusto in quel minuto, di lasciarlo.
Pertanto, si limitò all’indifferenza, grama malattia di questo mondo.
Quando arrivarono sul posto era già notte fonda e lo squalo era quasi-praticamente finito.
Grilli, cicale e cavallette avevano già rinfoderato i propri strumenti sotto letti di foglie e terra, e niente,
ma proprio niente, stava rumoreggiando molestamente: il paese appariva deserto.
Se non fosse stato per l’insegna accesa del bar, dal quale la centrale aveva ricevuto la chiamata, questi si sarebbe automaticamente catalogato come il secondo buco nell’acqua della nottata (e, più precisamente, classificato a chiare lettere tra le voci “mal servizio” e “polizia pleonastica”).
« Buona notte..! » dissero entrando con tono ufficiale, ma il bar era vuoto, desolato: neanche un’anima a zonzo, le luci accese, i tavoli sgombri, puliti e in ordine.
Sopra il bancone era presente un’enorme insegna, di legno massello, tanto larga quanto esteso era il piano, qui, intagliato a suon di scalpello e caratteri cubitali, vi era quello che, senza alcun dubbio,  doveva essere il motto della locanda: “LA REALTA’ E’ UN CONCETTO ERRATO BASATO SULLA MANCANZA D’ALCOOL”.
E la locanda, alla luce del neon, sembrava irreale, tanto era priva di spirito, poi una musica, mite e agghiacciante allo stesso tempo, un climax ascendente di contrabbassi e fagotti, proveniente dal retro, “taa-na--taa-na-na-na-------ta-na-na-na-na-na-na-na” e all’improvviso una voce sbraitante: « CAZZOFAI CON L’ARPIONE!?! SPARA ALLA BOMBOLA COGLIONE, LABBOMBOLA! » e in successione 2, 3, 4, no 5, 6 spari e di seguito uno scoppio! I due, mano alla fondina, corsero in cucina aprendo la porta di schianto; al suo interno trovarono un nerboruto trentenne, appollaiato su di un trespolo di paglia, completamente immerso nel mare di sangue mostrato dal televisore, che, nel sorprendere i carabinieri irrompere violentemente nella cambusa, perse l’equilibrio, e con gesto repentino della gamba, portando il piede sul piano cottura, riuscì a mantenere la propria posizione tronificata.
« E voi che caz..?! », si lasciò scappare, ma dovette interrompersi bruscamente, d’altronde aveva pur sempre avanti a sé due uomini in divisa, e per giunta armati! « Veda di moderare i termini, sta parlando con un pubblico ufficiale! » ringhiò l’alto veterano, deponendo la pistola d’ordinanza. « Sì, m-ma v-voi.. » balbettò l’uomo, tentando di raccontare ciò che era appena successo « Il locale era vuoto e silenzioso, poi le urla, i colpi d’arma da fuoco, la deflagrazione: un intervento armigero era nostro dovere! », aaah, fresco di accademia! Adesso era il giovane a parlare, e pareva proprio un libro stampato; mettendo via la sputafuoco, non potè fare a meno di notare il viso del titolare distendersi, fino al punto di dissipare la smorfia d’ansia che ne deturpava la fronte; così, mentre l’adrenalina gli sgocciolava via, lungo le gambe, un sorriso, con un che di sarcastico, si fece spazio tra i lineamenti dell’uomo, quasi come a pensare “tsk, carabinieri!”; viceversa, lo sguardo del ragazzetto, non mostrò alcun segno percettibile di averlo inteso, piuttosto, lo stesso iride, con cui metteva a fuoco quell’occhiata da maestrino, risultava severamente gonfio di solo senso del dovere.
« Va bene, va bene, nessun problema! Niente di rotto, nessun morto, direi che non è successo niente! » incalzò il bartender [barista], « Era ora che arrivaste! Vi ho chiamato quasi due ora fa! » continuò, con tono ammonitorio. « Signore, spero che lei sappia che ogni chiamata ha un grado di emergenza differente, e che i casi non solo ci vengo affidati casualmente, in base alla nostra posizione sul territorio, ma quello che voi dite quando effettuate la chiamata ne categorizza la gravità. » rilanciò lo sbarbino in divisa ammutolendolo; al solito, si và per cazziare e si viene cazziati: il lungo braccio della legge non sbaglia, mai.
E sentendosi piccolo-piccolo, per la propria ignoranza, l’ora nuovamente docile locandiere, spiegò il motivo della chiamata: « Eravamo qua, non di qua in cucina, qua di là, nel locale; e c’erano tutti i miei migliori amici, nonchè clienti, Mauro, Roberto, Walter, Giovanni, Manlio,  tutti qui in attesa che cominciasse LO SQUALO, magistrale! », il brigadiere strinse nervosamente una mano attorno alle tempie, intanto quello continuava « Ad un certo punto, proprio all’inizio, sà quel pezzo tutto musica, nelle profondità marine, che pare quasi di essere lo squalo stesso, no? e poi c’è tutto il pezzo degli hippy del cazzo sulla spiaggia, oh mi scusi, ho detto cazzo. » l’aveva detto, ma all’altissimo, il soggetto, quasi cominciava a piacere, e infatti disse « Prego, continui pure. » e quegli andava avanti « sì, dunque, parte l’armonica del drogato in televisione e da fuori si sentono dei rumori, come colpi d’accetta su un tronco d’albero e poi delle urla, al che sono schizzati tutti in strada, come elastici in tensione, ma fuori non c’era proprio niente da vedere; così il Manlio ha chiamato voi, e per paura che fosse qualcosa di “satanico” o sanno loro cosa, sono scappati tutti a casa, e io qui, solo come un (pesce) cane. » a quel punto, il muso del mescitore, riuscì a domare l’inizio di una risata fragorosa: pescecane - squalo, la avevano capita, ma d’altro canto, non sempre la gente apprezza ciò che comprende.
<<TA-TAK!-TAK!>> preciso e sordo, dalla cadenza regolare, un rumore “come colpi d’accetta”, <<TA-TAK!-TAK!-TA-TAK!-TAK!>> picchiettava al di là delle finestre.
Il villico era sbiancato, sembrava come se una colata di calcestruzzo l’avesse centrato in pieno talmente era pallido e paralizzato, mentre i nostri uomini, che non si persero d’animo, corsero, fantini a cavallo delle proprie pistole, come proiettili attraverso la porta. Punta ore dodici, ore dieci, ore tre! <<TA-TAK!-TAK!>> viene da gli alberi! I due entrarono compatti nella selva come un machete affetterebbe il sottobosco, e spalla-spalla percorsero il viale silvestre coprendosi il fianco a vicenda; dal cielo parzialmente coperto dalle fronde, due lune sfolgoravano le tenebre: una languida, pallida, candida, la classica luna da notte; l’altra, ardente, come un piccolo sole sempre più grande dal folto criname fiammeggiante. Più ci si addentravano, in quella boscaglia, più la scia sonora si faceva densa e corposa, <<TA-TAK!-TAK!-TAK!>>, agente e ufficiale procedevano cauti, facendo scudo del proprio arnese, <<TA-TAK!-TAK!-TAK!>>, martellava sempre più forte, <<TA-TAK!>>, era tanto violento da stordire i timpani, <<TA-TAK!-TAK!-TAK!>>, solo il cuore impazzito del “corpo” dei carabinieri riusciva a tenergli testa,  fino a quando non fu talmente grande e forte da far scapolare [scappare] l’ultimo grammo di silenzio: ogni molecola di ossigeno circostante divenne frastuono e l’ombra rumorosa aveva ormai preso forma.

Tutto d’un fiato, dalla bocca del vegliardo, uscì un costrutto (locutòrio) privo sia di pause che di virgole, 
che alle orecchie del partner suonò pressapoco così: « Porcaputtanaèunorso! » 



[Nel prossimo capitolo: la conclusione]

[Questo racconto è stato pubblicato su   Postnarrativa ]

19 gennaio, 2014

3di3 - Capitolo 2

due palle
Quando mi sentivo debole, lei mi guardava come se fossi un pesce senza ossigeno,
mi ha tenuto settimane rinchiuso in quella scatola a forma di cuore che tiene nel petto,
mi ha trascinato con una trappola magnetica in quel pozzo di catrame.
Vorrei poter divorare questo suo cancro quando tornerà indietro,
vorrei poter ingoiare il fango che lo nutre, violentare l'involucro che lo domina.
Le genziane sono dischiuse e le loro radici non mi danno ancora la pace,
vorrei che ti scarnificassero, fino a quando ogni fibra, ogni membra del tuo corpo,
si mescolerà al sole intrappolato dalle foglie, ingrassando quei fiori che tanto ti piacevano.
Vorrei vorrei vorrei, ma a chi vuoi che importi più ormai? Sono passati tanti di quei giorni.
Saranno settantadue, settantaquattro lune forse, non sono cose da segnare sul calendario,
e come ogni ricordo doloroso, giacché è coperto da un velo menzognero,
non lascia trasparire che qualche traccia del vero.
L'acqua pioveva calma, calda, imperturbabile, e il buio,
il buio s'ingozzava del colore della notte, e trangugiando se stesso si trascinava appresso anche l'immaginazione;
e in tutto questo, sono riuscito a mentire: due palle!!
Due palle le ho raccontato!
La prima, fu quella del gatto, incastrato tra i legni marci accatastati fuori, sul retro della casa, non era un lavoro da fare in due.

La seconda, subito dopo, quando le promisi di lasciar perdere le genziane, e dopo averla legata e imbavagliata la seppellii là sotto.


[Nel prossimo capitolo: la terra è finita, andate in brace]

[Questo racconto è stato pubblicato su   Postnarrativa ]