18 novembre, 2009

10 novembre, 2009

..medusafreud..

L'interpretazione di singole creazioni mitologiche non è stata tentata spesso da parte nostra, ma per la testa
mozzata e orripilante della Medusa tale interpretazione è ovvia.
Decapitare = evirare. Il terrore della Medusa è dunque terrore dell'evirazione legato alla vista di qualcosa. Da
numerose analisi apprendiamo che ciò si verifica quando a un bambino, il quale fino a quel momento non
voleva credere alla minaccia dell'evirazione, capita di vedere un genitale femminile. Si tratta verosimilmente
del genitale circondato da peli di una donna adulta, essenzialmente di quello della madre.
Se i capelli della testa di Medusa compaiono cosí spesso nelle raffigurazioni artistiche sotto forma di serpenti,
ciò è dovuto ancora una volta al complesso di evirazione; va notato che, per quanto suscitino in sé un effetto
spaventevole, i serpenti servono in realtà a mitigare l'orrore, poiché sostituiscono il pene, dalla cui mancanza
è nato l'orrore. La regola tecnica secondo cui la moltiplicazione dei simboli del pene significa evirazione, è qui
confermata.
La vista della testa di Medusa, per l'orrore che suscita, irrigidisce lo spettatore, lo muta in pietra. La stessa
origine dal complesso di evirazione e lo stesso mutamento affettivo! Irrigidimento, infatti, significa erezione, e
quindi nella situazione originaria qualcosa che consola lo spettatore: costui ha ancora un pene, e di ciò si
rassicura diventando rigido.
Questo simbolo dell'orrore è posto sulla veste di Atena, la dea vergine. Giustamente Atena diventa perciò la
donna inavvicinabile, colei cui ripugna ogni sorta di brama sessuale. Non a caso esibisce lo spaventevole
genitale della madre. Presso i Greci, in genere fortemente omosessuali, non poteva mancare la raffigurazione
della donna che incute spavento a causa della sua evirazione.
Se la testa di Medusa sostituisce la raffigurazione del genitale femminile, o piuttosto ne isola l'effetto
orripilante rispetto a quello che suscita piacere, si può rammentare che l'esibizione dei genitali è anche
altrimenti nota come azione apotropaica. Ciò che suscita orrore in noi dovrà produrre lo stesso effetto anche
sul nemico da cui ci dobbiamo difendere. Ancora in Rabelais leggiamo che il diavolo prende la fuga dopo che
la donna gli ha mostrato la vulva.
Anche il membro maschile eretto funge da oggetto apotropaico, ma in forza di un altro meccanismo. Il
mostrare il pene – e tutti i suoi surrogati – vuol dire: non ho paura di te, ti sfido, ho un pene. Ecco dunque
un'altra via per l'intimidazione dello spirito malvagio. Per poter sostenere seriamente questa interpretazione
bisognerebbe studiare da vicino la genesi di questo simbolo isolato dell'orrore nella mitologia greca, e dei suoi
corrispettivi in altre mitologie.

Un altro addio


Getterò via una lacrima, che sia una sola
affinchè porti in tuo aiuto il mio canto

nell'infinito dove sei ora, col cuore
non più trafitto da dardi infuocati
nè più mai calpestato da troppa coscienza,
dal tuo genio maldestro,da troppa sapienza.
Vivrai ora più di quanto non credi,
allontanati, spezza le redini
che ti legano a terra... dove stai non c'è odio,
nessuna guerra potrà mai spazzare
la tua enorme forza vitale.


LK

In cielo

della luna
si mostra solo l'osso pallido
bianco
come un dente da latte
perché la luna
c'ha l'ossa strana
butterata
c'ha l'ossa bucata
[la luminosa]
è così irresistibile
che chissà quanti indici l'han perforata
chissa quante notti l'han stuzzicata
dandole in cambio solo il buco [del soldo]
che poi la luna
adesso
è tutta un ammaco
tutta buco e niente arrosto
come sempre lì al suo posto
tutt'una falla

che poi
dopo tutto questo tempo
ancor non si è capito
come faccia a star sù a galla
[oforsesì?]