31 marzo, 2009

il mio è un cielo sempre azzurro, ma è una stanza senza nuvole

il che mi diverte,
avete presente quando avete in camera uno specchio,
e le vostre pareti non riflettono affatto quello che pensate,
non in questo momento,
non ora.
Ora la mia mente è rossa,
io sono blu,
e il mio cuore è nero come la notte che ci sta inghiottendo piano piano,
proprio come ora,
proprio come adesso.
perché il mio cuore è nero?
facciamo un piccolo passo indietro,
facciamolo:
mi chiamo Simone e sono un Davide mancato,
i miei genitori ebbero la splendida idea di cambiarmi nome poche ore dopo la mia nascita,
conservano in un cassetto il bracciale che mi tenne il polso in caldo quella notte d'ospedale.
Il sapere questa storia alla veneranda età di 6 anni creò in me una totale perdità d'identità,
ero forse Davide o vivevo da Simone?,
col senno di poi all'età di 8 anni la crisi si fece più profonda,
col tempo capii che il nome non è un etichetta sulla personalità,
ma in quegli anni tutto ciò che più mi preoccupava era ridere e far ridere gli altri,
cosa che per un bambino a forma di botte risultava fin troppo naturale,
risate facili e parole argute.
Mi chiedo se sia la pioggia che mi porta a parlare di questo,
forse la mia vita,
la pelle di cui mi vesto,
è una cicatrice che ha cominciato a bruciare per via del cattivo tempo,
non ho mai riflettuto abbastanza sul mio passato,
e lo sto facendo ora:
sono stato tanto stronzo,
sono rimasto troppo buono.
sono frutto della paranoia e dell'aggressività che infracidiscono le mura di questa casa,
meno apprensivo degli occhi di mia madre,
meno violento del naso di mio padre,
ma tuttavia dolcemente stronzo e incapace di ammettere di essere per la prima volta contento:
desidero di più.