17 dicembre, 2009

questioni di stomaco

avrei voluto
al tempo
che anche il mondo
si arrestasse un momento,
avrei voluto
la televisione
muta ed immobile
come il tuo cuore
il mondo al buio,
ventiquattr'ore
di cieli bianchi di fuliggine
di quella che assorbe
il male minore
e ti lascia il sapore,
del ritmo sfrenato,
dell'emozione
[ancora da capire]
cambia ogni giorno
[il mio]
d'umore
è mica terso
[il cielo di adesso]
butta il freddo a secchi
coperto da nuboli bianchi
di quei che li metti in bocca
e non li gusti
[son nuboli amari
di questi tempi]
così ricuciomi
con ago e parole
le ferite allo stomaco
aperte nuove
di questo rasoio
che da settimane
rigira e gira
senza frenare

18 novembre, 2009

10 novembre, 2009

..medusafreud..

L'interpretazione di singole creazioni mitologiche non è stata tentata spesso da parte nostra, ma per la testa
mozzata e orripilante della Medusa tale interpretazione è ovvia.
Decapitare = evirare. Il terrore della Medusa è dunque terrore dell'evirazione legato alla vista di qualcosa. Da
numerose analisi apprendiamo che ciò si verifica quando a un bambino, il quale fino a quel momento non
voleva credere alla minaccia dell'evirazione, capita di vedere un genitale femminile. Si tratta verosimilmente
del genitale circondato da peli di una donna adulta, essenzialmente di quello della madre.
Se i capelli della testa di Medusa compaiono cosí spesso nelle raffigurazioni artistiche sotto forma di serpenti,
ciò è dovuto ancora una volta al complesso di evirazione; va notato che, per quanto suscitino in sé un effetto
spaventevole, i serpenti servono in realtà a mitigare l'orrore, poiché sostituiscono il pene, dalla cui mancanza
è nato l'orrore. La regola tecnica secondo cui la moltiplicazione dei simboli del pene significa evirazione, è qui
confermata.
La vista della testa di Medusa, per l'orrore che suscita, irrigidisce lo spettatore, lo muta in pietra. La stessa
origine dal complesso di evirazione e lo stesso mutamento affettivo! Irrigidimento, infatti, significa erezione, e
quindi nella situazione originaria qualcosa che consola lo spettatore: costui ha ancora un pene, e di ciò si
rassicura diventando rigido.
Questo simbolo dell'orrore è posto sulla veste di Atena, la dea vergine. Giustamente Atena diventa perciò la
donna inavvicinabile, colei cui ripugna ogni sorta di brama sessuale. Non a caso esibisce lo spaventevole
genitale della madre. Presso i Greci, in genere fortemente omosessuali, non poteva mancare la raffigurazione
della donna che incute spavento a causa della sua evirazione.
Se la testa di Medusa sostituisce la raffigurazione del genitale femminile, o piuttosto ne isola l'effetto
orripilante rispetto a quello che suscita piacere, si può rammentare che l'esibizione dei genitali è anche
altrimenti nota come azione apotropaica. Ciò che suscita orrore in noi dovrà produrre lo stesso effetto anche
sul nemico da cui ci dobbiamo difendere. Ancora in Rabelais leggiamo che il diavolo prende la fuga dopo che
la donna gli ha mostrato la vulva.
Anche il membro maschile eretto funge da oggetto apotropaico, ma in forza di un altro meccanismo. Il
mostrare il pene – e tutti i suoi surrogati – vuol dire: non ho paura di te, ti sfido, ho un pene. Ecco dunque
un'altra via per l'intimidazione dello spirito malvagio. Per poter sostenere seriamente questa interpretazione
bisognerebbe studiare da vicino la genesi di questo simbolo isolato dell'orrore nella mitologia greca, e dei suoi
corrispettivi in altre mitologie.

Un altro addio


Getterò via una lacrima, che sia una sola
affinchè porti in tuo aiuto il mio canto

nell'infinito dove sei ora, col cuore
non più trafitto da dardi infuocati
nè più mai calpestato da troppa coscienza,
dal tuo genio maldestro,da troppa sapienza.
Vivrai ora più di quanto non credi,
allontanati, spezza le redini
che ti legano a terra... dove stai non c'è odio,
nessuna guerra potrà mai spazzare
la tua enorme forza vitale.


LK

In cielo

della luna
si mostra solo l'osso pallido
bianco
come un dente da latte
perché la luna
c'ha l'ossa strana
butterata
c'ha l'ossa bucata
[la luminosa]
è così irresistibile
che chissà quanti indici l'han perforata
chissa quante notti l'han stuzzicata
dandole in cambio solo il buco [del soldo]
che poi la luna
adesso
è tutta un ammaco
tutta buco e niente arrosto
come sempre lì al suo posto
tutt'una falla

che poi
dopo tutto questo tempo
ancor non si è capito
come faccia a star sù a galla
[oforsesì?]

23 ottobre, 2009

Pollice

..impossibile non parlare di te in codice.
sei quel che meno mi prude
e che mi permette di impugnare la penna,
ma non sempre nella vita mi hai dato presa ferma.

Il primo delle cinque
miedita di violenza
polpastrella la sua rabbia pigiando il tasto d'esperienza:
quel che prensilmente toccavi come errori
verosimilmente restituiscono favori.

mi spiego:

in quanto pollice può capitare
che dentro il naso non si possa entrare.
un altro dito è quel che ci vuole
e scavando con l'indice,
imparerai dall'errore

03 ottobre, 2009

C'era una principessa in fiamme

sul bordo del letto

01 luglio, 2009

negligenza politica, corruzione, evasione fiscale, furto e appannaggio dell'informazione, precariato di massa [...]

Alla luce dei fatti recentemente accaduti
e del volgere della condizione nazionale,
l'Italia,
unita per la prima volta nella storia,
stanca e incazzata,
si dichiara in sciopero.
Vista la totale indifferenza e lo sfruttamento nei nostri confronti,
l'intera nazione ha di comune accordo deciso di fermarsi per farsi ascoltare
fino alla creazione di un nuovo governo e un nuovo stato
fondato dal popolo per il popolo:
il nostro, è un potere più forte del vostro.
Vi consigliamo vivamente di tenere le orecchie ben aperte.

06 giugno, 2009

Paganini non ripete

peccato,
poteva fare il doppio degli incassi

01 giugno, 2009

pazzo di un vecchio

giovane di oggi,
rigirachegira siete tuti uguali,
girarichegira siete tuti mammolete,
tuti cipolle,
anzi,
non vi regalerei nenanche uno di martedì.
ò il mondo,
il mondo di oggi e le sue
non vedo perché dovremmo di fare la guerra ora,
ora,
che 'bbiamo inventato il cinema in treddì,
ora che 'bbiamo la chitarra l'ettrica, che i giovani si fumano il metal alla droga
e che posso star qui seduto a guardare il cielo davanti a me.
questo mi riporta al dì 29 di luglio del 1947,
quando i tedeschi per ordine del führer ci rubarono il martedì,
da quel giorno ogni dopo il lunedì veniva il cipolla,
è così che lo chiamavamo,
e di cipolle in quel periodo ne avevamo poche,
mica come oggi che le cipolle fanno la politica o i presentatori tivvù o se ne stanno su tutte belle sedute nel banco di mercato,
le cipolle le avevamo una volta alla settimana,
una,
non di più,
come il martedì.
erano tempi duri per le pornostar,
e i tram color lampone non se la passavano meglio,
quel che però ricordo e che non può esserci una guerra ora, ora, che l'uomo non è più uomo,
ma s'è di effemminato,
anche nel polso,
anche nel penso.
l'uomo ha perso la guerra
e continua di girare a destra!,
devi di girare a sinistra dico io!,
però ridico che è anche vero che chi la và di nel centro,
resta martire..!,
meglio di restare sulla mia panchina,
mica mi sposto io, io resto qqui!,
qui sarà un bombardamento mi han detto in nele orechie,
sarà pur un bombardamento ma io diqquì non mi sposto no,
è la mia di panchina.

15 aprile, 2009

son macchie normali no, le nostre due

ho visto un posto speciale dove nascono le stelle
dove crepitano fiori
e le galassie son di perle.
è piccolo,
a destra,
vicino al fondo
dove ha origine ognicosabelladelmondo:
il cielo,
le nuvole morbide,
i fiorirosci alle finestre,
i raggi di sole,
le risate dei bambini,
le feste.
ci sono onde d'acqua
che avvolgon quella macchia
castane come il miele
e nocciola la risacca,
s'infrangono sull'iride
quasi fossero gli scogli
e quel mar nell'occhio è un fiume
che travolge i miei,
di sogni.

insieme possiamo smontare il mondo, amore

so come ferire,
so come uccidere
so cosa mostrare e cosa nascondere,
so quando parlare e so quando tacere.

non è mai morto nessuno per aver voluto troppo,
ma il mondo non è abbastanza,
il mondo non basta,
ma è un posto perfetto per cominciare.

e se sei abbastanza forte

31 marzo, 2009

il mio è un cielo sempre azzurro, ma è una stanza senza nuvole

il che mi diverte,
avete presente quando avete in camera uno specchio,
e le vostre pareti non riflettono affatto quello che pensate,
non in questo momento,
non ora.
Ora la mia mente è rossa,
io sono blu,
e il mio cuore è nero come la notte che ci sta inghiottendo piano piano,
proprio come ora,
proprio come adesso.
perché il mio cuore è nero?
facciamo un piccolo passo indietro,
facciamolo:
mi chiamo Simone e sono un Davide mancato,
i miei genitori ebbero la splendida idea di cambiarmi nome poche ore dopo la mia nascita,
conservano in un cassetto il bracciale che mi tenne il polso in caldo quella notte d'ospedale.
Il sapere questa storia alla veneranda età di 6 anni creò in me una totale perdità d'identità,
ero forse Davide o vivevo da Simone?,
col senno di poi all'età di 8 anni la crisi si fece più profonda,
col tempo capii che il nome non è un etichetta sulla personalità,
ma in quegli anni tutto ciò che più mi preoccupava era ridere e far ridere gli altri,
cosa che per un bambino a forma di botte risultava fin troppo naturale,
risate facili e parole argute.
Mi chiedo se sia la pioggia che mi porta a parlare di questo,
forse la mia vita,
la pelle di cui mi vesto,
è una cicatrice che ha cominciato a bruciare per via del cattivo tempo,
non ho mai riflettuto abbastanza sul mio passato,
e lo sto facendo ora:
sono stato tanto stronzo,
sono rimasto troppo buono.
sono frutto della paranoia e dell'aggressività che infracidiscono le mura di questa casa,
meno apprensivo degli occhi di mia madre,
meno violento del naso di mio padre,
ma tuttavia dolcemente stronzo e incapace di ammettere di essere per la prima volta contento:
desidero di più.

24 febbraio, 2009

ed il tempo che avanzavano, le ossa si trastulla [un altro parto malato di quest'anima grulla]

e forse è troppo dir che non vede ciò che deve e ad occhi chiusi si sdraia nel sole che bacia i campi d'ortiche.
ed è proprio questa l'eloquenza,
con cui inizio le mie cinque
dita di violenza

12 febbraio, 2009

Ochei, tra tutte, questa è stata la peggiore.f
Avete presente?
Orgoglio, amore puro, angeli, demoni: il classico contesto da gdr.
Ed è proprio questo
il punto,
recentemente sono stato affetto da quella che viene comunemente chiamata:
sindrome da final fantasy.
Ve lo immaginate, il vostro affezionatissimo
con il suo modesto physique du rôle da macellaio
ritrovarsi improvvisamente
l'eroe della situazione,
con tanto di
requisiti minimi:
vestito fantaspaziale, capelli cinebrivido,
eroico coraggio
e cuore ribelle.
Ed è stato in questa occasione,
cacchio se l'è stato,
che il protagonista [
cioè io] ha dato il meglio di sé.
Dovevate vedermi,
eeeh, che ci volete fare,
ma l'amore, la vita, continua,
sotto questo cielo di racconti
fantastici,
di
nuvole rapide e avventure a basso costo
che su questo
blog a costo zero,
non vedrete

mai.

06 febbraio, 2009

al m'illumino di meno partecipa anche torino

oggi cielo buio per tutti i cittadini

04 febbraio, 2009

quelli come me

abbiamo l'iride arrossato dai sogni,
e la pupilla che sanguina alla luce delle stelle.
di giorno
abbiamo in testa stelle che il cielo non vuole;
la notte
vantiamo sogni che si sciolgono al sole.

parliamo fragile,
ma siam cazzuti,
pensiamo a pagine,
ma non per questo ci reputiamo muti.

quelli come me
vomitiamo tramonto e alba tutte le sere,
le nostre storie sono ataviche,
ma le nostre parole sono vere.

quelli come noi,
hanno donne che non sai
che non si espongo mai,
ma lo pretendono da noi.

quelli stronzi come noi,
forse non cambieremo mai,
forse cambieremo
o forse cambierai.

da quelli come me
guardatene bene
siamo gli uomini duri
che la Terra teme.

a quelli come me,
mancano le tue parole,
per guadagnarmi il cielo,
per conquistarmi il sole
.

14 gennaio, 2009

aprili

"tutti prima o poi si rendono conto che la vita non è come la si vede nei film, nei videogiochi o nei libri...
la vita è una merda...
solo che ad ognuno di noi è stato dato il dono del sogno...
tramite il quale noi possiamo illuderci
mentendo a noi stessi che la vita sia diversa...
sai qual è una cosa davvero simile alla vita?
L'amore...
incredibili gioie miste a incredibili sofferenze...
è la più bella e dolce bugia che l'uomo abbia mai costruito.

Aprili,
apri gli occhi,
comincia a vivere."

Max

12 gennaio, 2009

certe parole sono vere di notte e false di giorno

a volte il giorno non ti basta,
ed è nei cassetti della notte che riponi sogni e desideri.
altre volte invece
ad essere piegati e adagiati per bene sono pigiami d'ansia
e mutande di paura.
non credo più alle notti perse a guardare le stelle,
a gridare al cielo domande
e non veder mai cadere le risposte,
perché la gente racconta tutto al cielo:
speranze, illusioni, fantasie,
cose che non hanno mai detto a nessuno,
cose che qualcuno vorrebbe sentirsi dire,
altre che forse preferirebbe non sapere.
Mai dritto negli occhi,
ma tra i miliardi e più con cui il cielo ti guarda.

07 gennaio, 2009

Il mio amore è freddo...
......................Quando lei se ne andò, mi ricordo bene il suo sguardo.......
Quando lui la baciò, si sbagliava. Forse mentiva.Piangeva di gioia.........
............................................Vivo così. Tra il sociale e il vuoto.....................
Quando lei lo baciò, disse: Amore, non farmi male.Non farmi soffrire..
................................Ho fatto un sogno: tu c’eri...........................................
non farmi male
.....Felicità: ci si arriva a nuoto. Ci si spoglia. Si leva l’ancora.................
E’ perpetuo il moto..............................................................LA VITA VA

LK